| VILLA
CHIAVACCI A COLONNATA
Superato l'asilo Richard, poco sopra la Chiesa di San Romolo
a Colonnata in direzione di Monte Morello, sul verde cupo
del Monte Acuto si staglia, tuttora in serena solennità,
quella che alla fine del 1700 fu la prima villa dei Ginori
a Colonnata.
La costruzione, di stile sobrio ma solido, risale al XVI secolo;
la famiglia Passerini ne fu proprietaria fino ai primi del
'600: aveva i suoi maggiori interessi in Firenze, come tante
famiglie del tempo, e poiché non aveva problemi finaziari
non poteva non crearsi un luogo di riposo e svago nell'amena
campagna pedemontana sestese, dove possedeva anche delle fattorie.
Fino a alcuni decenni fa il podere a monte della strada conservava
ancora il nome dei Passerini.
Un matrimonio spostò la titolarità della villa,
e dei poderi circostanti, alla famiglia Chiavacci anch'essa
più che benestante che conservò la proprietà fin verso la fine del 1700, quando il
nuovo proprietario, marchese Giuseppe di Carlo Ginori, vi impiantò
una fabbrica di seta. I Ginori esplicarono buona parte della
loro intraprendenza artigianale e commerciale proprio a Sesto
e in quei luoghi: quando si stabilirono nei terreni di fronte
in Villa Ginori con fabbrica circostante, la villa già
Chiavacci fu ridotta a uso di fattoria della Tenuta di
Doccia, e quindi seguì il destino di altre consimili
costruzioni: già a metà dell'800 fu ripartita
tra vari inquilini anonimi.
La struttura era stata pregevolmente affrescata da una buona mano del
'600 fiorentino, l'architettura esterna non ha subito sostanziali
modifiche e nell'insieme conserva il fascino di un'antica
casa piena di ricordi e di storia. Quasi certamente più
antico della villa è l'elegante lavatoio e la fonte,
ormai privi d'acqua.
[Bibl: A. Villoresi 'COLONNATA
Monografia' - Firenze, 1949]
I TABERNACOLI: STORIA POPOLARE E
DEVOZIONE
Immaginarsi le strade antiche del centro di Sesto alcuni secoli
fa, di sera, magari d'inverno e con un po' di nebbia; un tempo
c'era sovente e spessa la nebbia in questa piana. Dopo sistemati
gli animali, che venivano cresciuti in una casa su due, in
attesa che tornasse dal lavoro il pater familias, la massaia
si recava in bottega per qualche ultimo acquisto per la cena.
La stradina è buia, l'unica tenue luce prviene dal
muro della casa d'angolo, è quella del lumino a olio
che si consuma davanti a una maiolica raffigurante Sant'Antonio
Abate, protettore del bestiame, nel tabernacolo sorto lì
proprio all'incrocio per devozione ma anche per necessità;
un pensiero, un saluto quasi istintivo, e poi avanti. Altri
pochi metri e un altro lumino si mostra da una nicchia con
un San Rocco, protettore dalla peste, sopra il portone della
casa del bottegaio. In lontananza un barroccio sta rientrando
alla fattoria dopo avere scaricato gli ultimi sacchi di carbone:
è l'unico rumore che arriva smorzato.
Molte lucine punteggiavano l'andare dei pellegrini, dei carri
o di chiunque si trovasse per strada lungo le vie di collegamento
tra i vari centri abitati, per i viottoli di campagna e anche
nei centri più abitati. I tabernacoli hanno svolto
la funzione di luoghi di devozione, sono espressione a volte
ai limiti dell'arte vera e propria, rappresentano un non trascurabile
accumulo di storia e cultura popolare.
Notava uno studioso (A. Vecchi - 1968) che i tabernacoli ricorrono
sempre in luoghi tipici, in particolare:
a) la casa: per custodire l'area domestica;
b) i crocicchi:
in difesa contro i brutti incontri;
c) luoghi naturali importanti: per naturale senso del sacro;
d) guadi, strade impervie o precipizi: contro le sventure;
e) piazze: contro le pubbliche risse.
A Sesto sopravvivono ancora diecine di tabernacoli, alcuni
di notevole pregio, che tuttavia necessitano di una adeguata
tutela contro il logorio portato dal tempo e dall'incuria
dell'uomo.
[Bibl.: Immagini di devozione
- a cura di Maria Pia Mannini - Electa, Firenze - 1981]
LA FESTA DEL GRANO
Il grano è maturo, è stato mietuto, si è
costruita la 'barca' sull'aia o in un altro spazio sufficientemente
ampio da consentire il lavoro dei 'battitori' con le loro
macchine.In questa foto siamo davanti al Palazzo Comunale
dove è presentato il lavoro della battitura del grano:
qui sono convenuti i carri con il grano, si prepara la trebbiatrice,
si monta il cinghione e si allinea alla 'trattrice', un vecchio
Landini che ha fatto la storia della meccanizzazione agricola
a cavallo della seconda grande guerra.
Se qualche settimana prima della battitura il contadino poteva
ancora temere per il suo raccolto, oggi può cominciare
a tirare un sospiro di sollievo, nel momento in cui parte
quell'autentico concerto a due voci: il diesel del trattore
e i meccanismi misteriosi della vecchia trebbiatrice; imbucare
i covoni, pressare la paglia o fare il pagliaio, abboccare
i sacchi per raccogliere il seme simbolo di vita, e poi verificare
la rispondenza dei risultati alle previsioni, fare all'occorrenza
le parti - padrone, fattore, frate da cerca, mezzadro - e
avere sempre pronto da bere, a luglio è sempre caldo,
la trebbia fa sempre polvere e non consente soste troppo lunhe,
se occorre si fa anche buio; domani sarà portata a
un'altra fattoria, e poi a un'altra e così via dallu
lbn al t nunouto, tutti i giorni, fino all'ultimo covone.
Cambiati i tempi e il modo di lavorare oggi si fanno le rievocazioni
storiche della 'battitura' del gruno, sempre alla base dell'alimentazione
umana, e la festa si conclude, come una volta, con una tavolata
il cui piatto forte è costituito dal 'papero' in umido
o in brodo.
In questi ultimi anni la festa del grano è una delle
manifestazioni popolari a Sesto Fiorentino.
I TRAGICI EVENTI DEL MAGGIO 1898
Fra la fine del 1897 e il 1898 il prezzo del pane subì
un aumento del 30% e oltre, per ragioni politiche internazionali,
per la scarsa annata agricola e soprattutto per l'alto dazio
imposto al consumo. I cittadini sestesi erano esasperati anche
dal fatto che gli amministratori locali non si mostravano
sensibili alle necessità del comune e l'inefficienza
della loro azione era per lo più dovuta al fatto che
buona parte di loro non risiedeva in Sesto e quindi il loro
impegno maggiore era rivolto ai propri affari altrove, soprattutto
in Firenze.
La mattina del 4 maggio 1898 il pane aumentò ancora
di tre centesimi, e questa fu la proverbiale goccia che dette
inizio alle manifestazioni di piazza con tentativi di assalto
ai forni. La mattina del 5 circa seicento donne, e ragazzini,
tornarono in piazza "costringendo il sindaco a indire
per il pomeriggio una riunione di fornai, mentre da Firenze
e da Prato cominciarono ad affluire rinforzi di carabinieri
e di agenti di pubblica sicurezza". Chiedevano "il
lavoro e il rinvilio del pane a meno di 30 centesimi il chilo".
Nel tardo pomeriggio "alla folla delle dimostranti si
aggiunsero gli operai che ritornavano dalla Manifattura di
Doccia. La giornata ebbe un epilogo tragico: si sparò
sulla folla di dimostranti, cinque dei quali furono uccisi".
Il monumento posto al lato nord del Palazzo Comunale ricorda
quello che fu uno dei più tragici episodi della lotta
di classe nel periodo umbertino, che tuttavia segnò
una svolta storica nella vita del paese: alle elezioni amministrative
del luglio 1899 la popolazione in percentuale altissima consegnò
l'amministrazione al socialista Pilade Biondi come aveva confermato
il mandato politico al deputato socialista Giuseppe Pescetti.
[da Storia di un Comune socialista
Sesto Fiorentino di Ernesto Ragionieri - Editori Riuniti 1995]
TUTTI AL MARE
Siamo a metà degli anni '60 e il boom della villeggiatura
va assumendo le proporzioni del fenomeno di massa; negli ultimi
due lustri gli italiani in vacanza sono aumentati del 100%,
l'atmosfera è quella del miracolo economico, anche
all'operaio viene data la possibilità di comprare la
prima 'macchina' per portare la famiglia al mare, la piccola,
fortunata e ormai storica FIAT 500. Le scampagnate si chiamano
'picnic', i fine settimana diventano 'weekend'. Tanto le strade
che le stesse auto non avevano i comfort di cui disporranno
i vacanzieri dei decenni successivi, ma in compenso le code
sulle strade non avevano le smisurate dimensioni di quelle
cui siamo abituati oggi.
Quegli anni produssero anche i più deleteri fenomeni
urbanistici con l'assalto alle coste più belle e a
tutti i luoghi che offrivano la prospettiva di lucrare intensamente
nei mesi estivi.
Fa da contorno a questa evoluzione sociale la televisione
che ha ormai compiuto i suoi primi dieci anni e si va diffondendo
capillarmente in tutto il paese.
L'esodo estivo determinava la desertificazione delle città:
tutti al mare, negozi, e qualsiasi centro di interesse frequentato
per undici mesi, in agosto abbassavano le serrande e anche
acquistare un pacchetto di sigarette o il pane o un'aspirina
diventava un'impresa. Queste distorsioni negli ultimi decenni
si sono parzialmente attenuate, si fanno le vacanze 'intelligenti'
e le amministrazioni, le associazioni e i privati vengono
incontro alle esigenze di chi resta in città, che sono
per lo più anziani, con iniziative che consentono di
superare senza traumi il caldo e la solitudine.
UN LIBRO PER L'INVERNO
"Un gruppo di lavoranti di una piccola ceramica di Sesto
va a Montecatini Terme per festeggiare a tavola il Primo
Maggio.
Entrano in un ristorante e il padrone si fa avanti per riceverli
con l'attenzione che meritano tanti clienti tutti insieme:
- Siete Turisti?
- No, ceramisti."
Queste sono le prime righe del capitolo BRICIOLE (gocce di
memoria) del lavoro più recente di Sergio Gianclaudio
Cerreti GLI ANNI DELLA STORIA Sestesi sotto Monte Morello
- edito nella collana di saggistica 'Paesi, fatti, personaggi'
da Edizioni Agèmina, Firenze 2004.
A seguito della pubblicazione del lungo racconto C'era una
volta il Piazzale, dice l'autore, "la mia curiosità
fu soggetta alle sollecitazioni di chi - con scritti o con
la semplice parola di un incontro,
con spunti offerti dagli stessi presentatori del libro - volle
dirmi qualcosa, ricordarmi un fatto, un personaggio, una battuta,
altri soprannomi e le loro origini .... A quelle si sono aggiunte
le sollecitazioni 'interiori', mie personali .... "
I personaggi e le storie si rincorrono come in un vecchio
film, in bianco e nero; in esse si alternano "il piacere
della rievocazione aneddotica, pronta a suscitare il sorriso
e la risata del lettore, l'ironia del favoleggiatore, la narrazione
storico-autobiografica, la commozione lirica di fronte a un
paesaggio o a un ricordo indelebile".
L'autore conclude, nel presentare la sua opera: "L'intendimento
è di contribuire a riaccendere ancora i riflettori
della vita sulla storia passata che fa parte del nostro DNA
fondante; per mantenere la memoria, in quanto possibile, di
quel connettivo originale che ha contribuito a plasmare la
tela della vita di questa città nel secolo scorso".
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