Luoghi di fede

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Dodici luoghi di fede nel territorio di Sesto Fiorentino testi e immagini tratti dal Calendario 2009 edito dalla Pro Loco di Sesto Fiorentino ricerche a cura di Grazia Ugolini foto realizzate dal Gruppo Videofotografico Quintozom

PIEVE DI SAN MARTINO

S_MartinoPieve di San Martino a SestoNelle immediate vicinanze del Palazzo Comunale si trova la Pieve di San Martino.

Ricordata in un documento dell’anno 868 col vocabolo di Sesto; la Pieve è nominata con il suo borgo, in una carta di poco posteriore al mille, in un documento del 1025.

Le vestigia del primordiale edificio non esistono più, se vogliamo dare un’epoca alla costruzione possiamo, con le debite riserve, datarla intorno al XIII secolo.

All’interno della chiesa si può osservare un ciborio del 1388 con frontone cuspidato e decorato ai lati da due figure dei profeti ” Geremia e Isaia “, ciascuna di queste immagini sorregge un cartiglio con scritto il proprio nome; alla base è incisa l’iscrizione che riporta la dicitura in caratteri gotici: M.CCC.LXXX.VIII. FR/ FRANCESCO PASQUINI DEL MAZA. FECE FARE. La famiglia Pasquini, committente dell’opera, era proprietaria di una casa da signore in Via Rimaggio.

Dopo i restauri del 1881 e del 1950 è stato trovato un ciclo pittorico d’affreschi, alcuni di rozza esecuzione che potrebbero risalire ad epoche anteriori a Giotto, adesso conservati nella Pinacoteca parrocchiale. Il crocefisso del 1390, attribuito ad Agnolo Gaddi, è una testimonianza del periodo giottesco.

Nel salone della canonica è visibile un dipinto realizzato da Cenni di Francesco di Ser Cenni, che illustra “La Pentecoste” del 1385 – 1390 (tempera su tavola). Altri affreschi sono attribuiti alla scuola del Ghirlandaio con risentimenti del Verrocchio.

Opere del secolo XIV sono evidenti sul pilastro della cappella maggiore.

La chiesa restaurata più volte, ha oggi un’impronta del secolo XVI, come testimonia lo scenario del complesso parrocchiale composto sulla tavola ad olio, di Santi di Tito del 1579, conservata nella Pinacoteca della pieve, il pittore vi lascia intravedere la facciata della chiesa che mantiene le stesse caratteristiche (tuttora visibili) – solo la canonica mostra grandi varianti.

Nella lunetta, sopra il portale interno della navata centrale, è collocato un mosaico con un volto di Cristo, di Venturino Venturi.

Il giorno 11 del mese di novembre dell’anno 2007 sulla parete esterna della chiesa, che guarda verso sud, è stato collocato un alto-rilievo in gres che rappresenta San Martino che dona al povero una parte del mantello.

Questa opera in gres, oltre a ricordare le antiche origini ceramiste di Sesto Fiorentino, richiama alla memoria un pannello di marmo raffigurante San Martino realizzato dal Sestese Pietro Bernini, adesso esposto al Museo Nazionale di San Martino a Napoli.

Questo monumento è stato commissionato dal pievano don Silvano Nistri, in concomitanza della Sua pensione da parroco della chiesa di San Martino, in segno di venerazione per il “nostro Santo” ed in omaggio allo scultore Pietro Bernini “Pietro Bernini era nato a Sesto in Via Scardassieri il 6 maggio del 1562 e battezzato nella pieve di San Martino”; e per richiamare alla memoria l’amore cristiano nella sua più semplice e concreta espressione nel condividere con gli altri quello che hai ”… Aiutali ad aiutarsi”.


CHIESA DI MARIA IMMACOLATA – “La Chiesa Nuova”

S_Maria_ImmacolataChiesa di Santa Maria Immacolata o “Chiesa Nuova”Venendo da Firenze, lungo la Via Nazario Sauro vicino alla nuova sede della Confraternita di Misericordia, si vede sulla sinistra la piccola piazza San Francesco, con alti alberi di pino piegati dal vento che fanno cornice ad una Bianca chiesa dedicata a Maria Immacolata.

L’idea per la costruzione della chiesa è venuta nell’anno 1928 dopo un pellegrinaggio a Lurdes organizzato da mons. Piccoli, pievano della chiesa di San Martino. “Durante questo viaggio una giovane inferma guarisce. Da questo segno mons. Piccoli trasse l’ispirazione di elevare alla Vergine immacolata un tempio a Sesto Fiorentino come ringraziamento collettivo del favore ottenuto”.

Scelto il terreno, che allora era alla periferia del paese, si commissionò il progetto all’arch. prof. Severino Crott. Nell’anno 1929 iniziano i lavori. Nel 1931 mons. Piccoli fu nominato vescovo di Colle Val d’Elsa, al suo posto fu incaricato successore don Antonio Bagnoli, il quale continuò il lavoro con lo zelo del predecessore.

Con perseverante sforzo da parte di tutti si arriva al 7 dicembre 1939, quando il santuario è consacrato al culto alla presenza di Sua Eccellenza mons. Piccoli e del Pievano don Bagnoli.

L’aspetto rustico della costruzione rese il monumento come un fiore campestre, in mezzo alla campagna che già cominciava a popolarsi di costruzioni e di case nuove.

Nel 1940 il santuario si arricchisce dell’opera di uno scultore, dei più grandi del nostro tempo – il mugellano per nascita e sestese per adozione prof. Antonio Berti.

Il bravo scultore modella l’immagine della Vergine e dei due angeli reverenti che fanno da corona e omaggio ai lati della madonna. La scultura è in porcellana, realizzata con la collaborazione delle maestranze della Richard Ginori.

Intanto il pievano don Bagnoli fu chiamato dal Card. Arcivescovo Elia Della Costa per alti incarichi ed a Sesto fu nominato nel 1940 mons. Andrea Cassullo.

Mons. Cassullo continua l’opera dei Suoi predecessori, finché finalmente nell’estate del 1962 il Cardinale Arcivescovo cominciò a pensare a trasformare questo Santuario come Chiesa, visto lo sviluppo edilizio che si era realizzato nella zona.

Con decreto del Presidente della Repubblica, in data 28 dicembre del 1963 avviene il riconoscimento civile della Parrocchia di Maria Immacolata.

Con bolla arcivescovile nel 1964 è nominato parroco don Silvano Salvatori. All’interno della navata si vede l’altare maggiore in porcellana donato dalla Richard Ginori e le secchioline per l’acqua benedetta, regalate dalle famiglie Biondi e Faini di Sesto Fiorentino.

Del 1989 è il fonte battesimale in porcellana, scolpito dal prof. Antonio Berti.

Del pittore sestese Piero Nincheri è un quadro che ha sopra dipinto la Resurrezione.


SANTA MARIA E BARTOLOMEO A PADULE

Ss_Maria+Bartolomeo_PaduleChiesa di Santa Maria e Bartolomeo a PaduleQuesta chiesa si trova in mezzo ad una zona palustre nella pianura, in prossimità del torrente l’acqua lunga di Settimello, ai piedi del poggio delle Cappelle, lungo la vecchia strada provinciale di Prato, a circa un miglio a ponente dal centro di Sesto e alla stessa distanza a mezzodì dal borgo di Settimello.

La sua storia ha inizio da un documento del 9 luglio del 774 fatto in Cercina dove si viene a conoscere che “ Rotrunda religiosa figlia del fu Farolmo donò a Wildiprando del fu Gansindo alcuni beni, fra i quali vi fu assegnata una parte di quegli che possedeva in loco septimo acque in Padule”.

In un altro documento dell’anno 990 si apprende che la mensa vescovile di Firenze affitta in perpetuo al rettore della chiesa di Padule nel piovere di Sesto alcune terre in un luogo detto la Fonte in Padule, il cui proprietario era la cattedrale fiorentina.

Delle vestigia dell’antico monumento sono rimaste poche testimonianze, si può solo vedere sopra il portale della chiesa, l’arco romanico del secolo XI; mentre lo stemma, che è inserito al centro dell’arco, appartiene alla famiglia Venturi ed è datato al secolo XV. Parte di un affresco del Cinquecento si può osservare su una parete esterna della loggia.

Nei secoli l’interno della navata è stato arricchito da pitture: è testimone una tela con la Madonna ed il Bambino tra San Francesco e Sant’Antonio da Padova del 1628 attribuita a Francesco Botti.

Sopra l’altare di destra sono visibili due tele, una che rappresenta il martirio di San Bartolomeo del 1628 l’altra è l’Annunciazione del 1630.

Queste opere sono assegnate al pittore fiorentino del secolo XVII Filippo Tarchiani.

Ad Alessandro Rosi del secolo XVII è aggiudicato il dipinto della Madonna che appare a Sant’Isidoro Agricola e a Sant’Antonio Abate.

Superata la crisi della peste del 1630, a Padule, nella seconda metà del secolo XVII si eseguono diversi lavori architettonici alla struttura della chiesa: è costruita la parte absidale e la stoiatura sopra al soffitto a capriate ed è anche costruito il portico davanti all’ingresso della chiesa.

Del secolo XVII è il busto reliquario in legno di San Bartolomeo.

Tra il secolo XVII e il XVIII è realizzata la statua in terracotta del Cristo deposto, esposta in chiesa in occasione della settimana Santa.

Nel 1866 fino al 1902 fu parroco di Padule don Lino Chini, un appassionato studioso – fra i Suoi scritti ”La storia del Mugello “di cui era originario –
Nel 1875 è spostata dall’altare sinistro la tela realizzata dal Botti e sostituita da una statua di Santa Cristina (La chiesa possiede una reliquia di questa Santa fin dal 1723 ).

Nel 1929 la chiesa ebbe il fonte Battesimale, sostituito negli anni ‘50 da quello attuale.

I restauri del 1953 demoliscono la stoia e ripristinano il tetto a capriate nella navata della chiesa, inoltre è aperto un arco nella parete di sinistra, ottenendo una cappella. In quest’occasione la tela con il martirio di San Bartolommeo è spostata sull’altare sinistro, mentre l’organo che si trovava sul contro-facciata è posto dietro l’altare maggiore.

All’interno della cappella della Compagnia è ospitato il bassorilievo in stucco dipinto che raffigura la madonna con il bambino donato nel 1964 dalla famiglia Pecchioli.

In occasione dei restauri del 1969 è realizzato il nuovo altare.

Dopo la visita pastorale del Card. Florit del 1969 e visto l’incremento della popolazione si è resa necessaria la progettazione e l’esecuzione di nuovi spazi, realizzati su progetto del prof. arch. Frido Chiostri.


CHIESA DI SAN LORENZO AL PRATO

S_Lorenzo_PratoChiesa di San Lorenzo al PratoLungo la via del Rimaggio, nella piana di Sesto Fiorentino, sono presenti ben cinque torri, adesso accorpate in mezzo a nuove costruzioni. Queste torri sono testimoni di un complesso esistito nel periodo alto medioevale, com’è testimone, in via degli Scardassieri, la villa San Lorenzo, ora restaurata. Questo antico palazzo fa da cornice ad una piccola chiesetta, con abside, di stile romanico, di fattura semplice con mura esterne a filari in pietra d’alberese.

Questa chiesa fin dal secolo XIII fu parrocchia alle dipendenze della pieve di San Martino ed ogni anno era tassata di sei lire che versava per i bisogni della chiesa romana.

Nel secolo XVI fu affidata al parroco di Padule e nei secoli successivi fu legata alternativamente alla pieve di San Martino.

Nel 1568 fu visitata dall’arcivescovo Altoviti che trovò tutto in regola e non seppe fare altro che raccomandare che si tenessero le finestre chiuse perché non entrassero gli uccelli a nidificare.

Nel 1575 p. Vincenzo di Marcantonio Venturi, che era rettore, dichiara la chiesa senza cura ovvero semplice oratorio.

In un documento, all’interno dell’oratorio è scritto che l’unico parroco di questa chiesetta è stato p. Gaetano Brunelleschi presentato ed eletto rettore nell’anno 1807 da “ Ippolito Venturi”, ma la sua carica dura solo un anno perchè muore il 12 ottobre del 1808.

Inseguito, questa cappella, diventa il sepolcreto della famiglia ” Corsi “, antichi proprietari della Villa San Lorenzo al Prato.

Non molto lontano da questo complesso alto medioevale, nell’area del Polo Universitario e nelle immediate vicinanze del luogo dove è stato scavato e riportato alla luce ( dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ) non solo la Necropoli Villanoviana dell’VIII secolo a.C. ma anche un punto gromatico costituito da un incrocio di strade basolate con un cippo decussato indicante gli orientamenti nord-sud, est-ovest, Questo incrocio è poco distante da uno successivo dove tuttora si trova l’antico oratorio rinascimentale della Madonna del Piano.

In questa Cappellina, che ha sopra la facciata due stemmi uno de Bonsi da Ruoti e l’altro dei Lapini è collocata, al suo interno, tuttora visibile, un’opera del secolo XIV che rappresenta un’immagine della vergine in trono con il bambino in braccio, contornata da quattro angeli, due ai lati e due ai piedi in atto di suonare strumenti a corda.

“Si racconta che quest’immagine è stata trovata, in questo luogo, da un contadino che arava la terra con i buoi; ad un tratto questi animali si fermano e non vollero più muoversi, tanto sollecitati dalla frusta che alla fine le bestie s’inginocchiano. Meravigliato dell’accaduto il contadino rimuove con le mani la terra credendo di trovare un grande ostacolo, ma ai suoi occhi come una splendida visione si presenta la miracolosa immagine.”

Una leggenda vuole che quel luogo, così triste e malinconico, sia stato scelto dalla vergine per dispensare le grazie.
In epoche non tanto lontane da questo secolo si usava venire in processione ad onorare la Madonna.


CHIESA DI SAN ROMOLO A COLONNATA

S_Romolo_ColonnataChiesa di San Romolo a ColonnataAlla base di monte Morello, vicina all’ex fabbrica delle porcellane denominata Doccia, lungo la Via Ginori si trova la chiesa di Colonnata.

In origine la sottostante piana di Sesto portava la denominazione di Colonnata dove era inclusa, fino all’anno Mille, anche la Pieve di San Martino.

La parrocchia di San Romolo a Colonnata, come comunità parrocchiale, compare in un atto di vendita nell’anno 1234.

All’interno della chiesa si conservano un crocefisso di legno del’500, tele di B. Salvestrini (1625), di G. Romei (1751) ed altre opere del XVII sec.

Nel 1737 la nascita della manifattura delle porcellane a Doccia, nella comunità parrocchiale di Colonnata, dette alla chiesa un nuovo aspetto; fu corredata di preziose ceramiche come: il crocefisso di porcellana bianca, l’intero corredo di candelabri, il crocefisso di porcellana policroma con medaglioni dei Santi patroni per la “Compagnia di San Giovanni Decollato” del 1753.

Del 1783 è l’altare realizzato in placche e cornici di porcellana, dipinto da Giuseppe Ettel attivo a Doccia fra il 1768 ed il 1804. Al centro dell’altare risalta il prezioso ciborio con la porticina dipinta da Giovan Battista Fanciullacci operoso a Doccia fra il 1759 e il 1825. I cinque angeli del S.S. Sacramento sono opera di G. Bruschi.

In porcellana sono anche:
– Le due lampade per il S.S. Sacramento.
– Le secchioline per l’acqua benedetta.
– Il fonte battesimale.


PIEVE DI SANT’ANDREA A CERCINA

S_Andrea_CercinaPieve di Sant’Andrea a CercinaLa pieve di Sant’Andrea a Cercina è collocata in una cornice ricca di storia come testimoniano gli antichi edifici che si trovano lungo la strada.

All’inizio della valle del Terzolle, s’incontra Careggi. In questo luogo i Medici possedevano una bellissima Villa; adesso è subentrato un gran centro ospedaliero della Regione Toscana, ma durante il ‘400, Careggi era la meta più ambita per la villeggiatura delle grandi famiglie fiorentine.

Il Casale di Careggi lo aveva acquistato Lorenzo de’Medici – detto il Vecchio da Tommaso Lippi il 17 giugno del 1417 per 800 fiorini d’oro, poi per divisione patrimoniale passa dal figlio Pier Francesco allo zio Cosimo il Vecchio. Cosimo il Vecchio lo fece ampliare e riadattare a comoda villa da Michelozzo Michelozzi. La villa ebbe un periodo di grande splendore con Lorenzo il Magnifico. A Careggi nacque Giovanni de’ Medici figlio di Lorenzo il Magnifico; Giovanni de’ Medici, in seguito, diventò Papa con il nome di Leone X. Lorenzo morì a Careggi il 9 aprile del 1492, assistito fino all’ultimo dal Poliziano e da Pico della Mirandola.

Passato Careggi, percorrendo la Via dei Massoni, lungo la riva destra del fiume Terzolle in direzione del Monte Morello, proseguendo per via Dante da Castiglione, in mezzo a poderi coltivati a viti e olivo ed a poca distanza dal Castello dei Catellini da Castiglione, si trova la chiesa di Sant’Andrea a Cercina.

La costruzione di quest’edificio risale all’VIII sec. ultimo periodo longobardo.

La chiesa è ricordata, per la prima volta, con il nome di Sant’Andrea in un atto del 25 luglio del 1050.

Nei secoli scorsi sono state portate al monumento diverse modifiche, ma la struttura non ha cambiato la caratteristica che aveva nel secolo XI.

L’aspetto rustico della facciata è aggraziato da un portico rinascimentale e da un campanile a forma quadrata, più largo in alto che in basso, costruito intorno al Mille

Il portale in pietra serena è attribuito ad Andrea Cavalcanti 1412 – 1462. Sopra il portale, è visibile un affresco assegnato al Poccetti. Il portico è affrescato con pitture del’500.

L’interno del monumento è a tre navate, diviso da archi che appoggiano su pilastri quadrati, il soffitto è a capriate. All’inizio della navata di sinistra è posta un’arca sepolcrale del XIII sec. della famiglia Catelini.

Affreschi del Ghirlandaio 1449 – 1494 e pitture aggiudicate al Poccetti 1542 – 1613 sono visibili sulle pareti dell’abside.

Nell’abside di sinistra, in un tabernacolo del secolo XVI, è collocata una statua della madonna con il bambino di fattura lignea policroma con chiari influssi bizantini del secolo XIII.

“Si racconta che il mulo, su il quale era adagiata la statua della madonna che doveva essere trasportata in Francia da un Cardinale che era partito da Roma, arrivato davanti alla chiesa si fermò e non volle più ripartire. Scaricata la statua questo animale si gettò a terra davanti all’immagine come in un segno di devozione, parve al Cardinale un grandissimo miracolo e raccomandandosi a quella seguì il suo viaggio.”

Il crocefisso cinquecentesco sopra l’altare maggiore, acquistato nel 1810, proviene dal monastero annesso alla chiesa di San Jacopo in Via Ghibellina.

Dalla chiesa si passa al chiostro del secolo XIV, le cui pareti sono affrescate da Antonio di Vanni 1405 – 1483 e da Bicci di Lorenzo. Nella sala della Canonica è visibile una tavola lignea di scuola fiorentina del secolo XIV ed affreschi di Stefano d’Antonio del 1480 ed opere in pietra serena.


CHIESA DI SANTA MARIA A MORELLO

S_Maria_MorelloChiesa di Santa Maria a Monte MorelloA metà di un’insenatura lungo il crinale a nord-ovest del Monte Morello, nei pressi del torrente Chiosina, si trova la chiesa di Santa Maria a Morello.

Poche sono le notizie storiche di questa chiesa, sappiamo che è registrata nei cataloghi della Diocesi fiorentina fin dalla fine del 1299 e che in una pergamena dell’Arch. Dipl. dell’estinta famiglia da Sommaia è riportato l’acquisto, avvenuto nell’anno 1335, da parte di Bartolo del “fù Dolce da Sommaia abitante in Firenze, di un pezzo di terra posto nel distretto di Santa Maria a Morello in un luogo nominato Moscatello”.

Nel 1519 la chiesa è restaurata ed ingrandita a spese di Borghino di Niccolò Cocchi Donati, (com’è riportato con caratteri incisi sopra la facciata e sui conci regolari in pietra d’alberese scavata nel luogo. Queste pietre sono collocate come fregio sulla parte alta dell’edificio).

Altre informazioni portano a conoscenza che molte scritture, e masserizie anteriori al 1530, sono state disperse dai soldati che stanziavano intorno a Firenze durante l’ultimo assedio della città.

Entrando in chiesa si trova una pila di pietre che formano una piccola vasca rotonda per l’acqua Santa; all’interno di questa vaschetta è scolpito una rana ed alla base è inserito lo stemma dei Cocchi.

Dentro la chiesa è collocato un interessante crocefisso di legno dipinto del secolo XIV (ora questo crocefisso è allogato nella pinacoteca della Pieve di san Martino). Sopra l’altare, in una cornice di legno intagliato, si racconta era esposta una tela dipinta attribuita al Ghirlandaio (adesso si ha notizia che questo quadro si trovi presso la pieve di San Martino).

Dietro l’altare è visibile un tondo su tavola assegnato a Lorenzo di Credi.
Ai lati dell’altare maggiore sono sistemati dei tabernacoli in pietra finemente scolpiti del secolo XIV.

Sull’altare di sinistra si trova un dipinto del secolo XVI, mentre sopra l’altare di destra è presente un dipinto su tela firmato da Antonio Bozzoli attivo in Firenze nel 1610.

La costruzione delle vetrate della chiesa è attribuita alle officine dei frati Ingesuati.

Del 1893 è l’importante restauro fatto sia alla chiesa e sia alla canonica, a causa della grave staticità del monumento.

Nell’anno 1933 è ricostruito il campanile a vela, perché la vecchia torre campanaria fu colpita da un fulmine nel settembre del 1932.

Un nuovo restauro all’interno dell’abside, fu eseguito alla fine degli anni Quaranta del Novecento. Questo restauro ha riportato alla luce affreschi del secolo XVI.


ORATORIO DI SAN JACOPO A CEPPETO

S_Jacopo_CeppetoOratorio di San Jacopo a CeppetoLungo lo spartiacque che divide il pendio del torrente Terzolle da quello della Carza, contornata da cipressi ed abeti, è ancora visibile una piccola chiesetta, in località Ceppeto, ora oratorio di San Jacopo.

In questo luogo, in antico, esisteva il casale di Ceppeto dal quale, nel secolo XI, prese il nome la chiesa parrocchiale di San Jacopo. Fin dal secolo XI fu parrocchia dei Da Castiglione, ma in data 14 luglio del 1561 fu riunita a Santa Maria a Starniano ed in seguito fu congiunta alla Pieve di Cercina.

“Il plebato di Cercina si estendeva su quasi tutta la valle del Terzolle ed erano numerose le chiese parrocchiali, i monasteri, gli eremitori, gli oratori, edificati sul suo territorio; è bene ricordare: – Santa Margherita a Cercina Vecchia – San Michele a Castiglione – Santa Maria ad Urbana – San Martino a Bugliano – San Jacopo a Ceppeto – Santa Maria a Starniano – e l’eremo con oratorio di Santa Maria e Santa Caterina posto sul Monte Morello (Poggio Casaccia) “ i poveri romiti che vi risiedevano l’avevano già abbandonato, quando Niccolò V (1447–1455) in seguito alla domanda dei pievani di San Martino a Sesto e di Sant’Andrea a Cercina n’aveva diviso i beni fra le due Pievi” con breviario del 10 maggio 1451. L’oratorio fu solo interdetto nel 1619 dall’Arcivescovo di Firenze Alessandro Marzi Medici (1605–1630) per le gravi condizioni in cui si trovava”.

L’oratorio di San Jacopo a Ceppeto è tuttora officiato e molto frequentato, perché si trova lungo il viale dei Colli Alti.

La costruzione di questa chiesa è in pietra d’alberese, la stessa del monte.

Sopra la porta d’ingresso si vede ancora lo stemma dei Catellini Da Castiglione.

All’interno della navata della chiesa è dipinta un’immagine sacra contornata da due angeli che hanno ai lati delle figure di santi a grandezza naturale. In una di queste figure è riconosciuto le sembianze di San Rocco. L’affresco si trova inserito sopra la parete di centro in una nicchia nel muro; questa rappresentazione è contornata da un ricco drappeggio ripreso ai lati, mentre al centro di questa composizione è visibile lo stemma dei Catellini Da Castiglione, proprietari del Castello vicino e patroni della Pieve di Sant’Andrea a Cercina. L’affresco si attribuisce ad un ignoto artista fiorentino del XVII.

Non lontano da questa chiesetta sulla dorsale del torrente Carza sul poggio dell’Uccellatoio a ponente della strada postale bolognese si trovano i ruderi della chiesa di Santa Maria a Staniano soppressa come parrocchia nel secolo XVI.

Di questo monumento rimangono oggi solo poche rovine e la piccola torre campanaria semidistrutta.

Su “Cronaca fiorentina” Filippo Villani racconta che durante l’invasione di Firenze nel 1364, le compagnie d’inglesi e di tedeschi insieme ai guastatori pisani, al comando di Giovanni Acuto (così chiamato dai fiorentini per assonanza all’inglese John Hackwood, 1320-1394), passando da questi luoghi distrussero ed incendiarono tutto quello che era sulla loro strada dall’Uccellatoio a Starniano. Il Condottiero, diventato poi capitano delle milizie della Signoria fiorentina, ha sepoltura in Santa Maria del Fiore dove è ritratto a cavallo da Paolo Uccello (Paolo di Dono 1396-1476).


ORATORIO DI SAN BARTOLOMEO A CARMIGNANELLO

S_Bartolommeo_CarmignanelloOratorio di San Bartolomeo a CarmignanelloLungo il versante nord-est di Monte Morello esiste una contrada con il nome di Carmignanello. Questa contrada ha imposto il nome a due parrocchie, Santa Maria e San Bartolomeo:
– Santa Maria, che è collocata sulla parte orientale del monte in località Val-di-Sieve, fu da tempo riunita al popolo di Santa Maria a Paterno nella pieve di Vaglia.
– L’altra chiesetta, San Bartolomeo, che è costruita su lato meridionale del monte medesimo, si trova nel territorio comunale di Sesto Fiorentino.

Questo oratorio, il 29 luglio del 1797, è annesso alla parrocchia di San Silvestro a Ruffignano nel piovere di Santo Stefano in Pane, comprensorio giuridico a circa quattro miglia a grecale da Sesto. “La chiesa di San Silvestro a Rufignano dal 1929 si trova nel comune di Firenze”.

La chiesa di San Silvetro a Rufignano risale al secolo XII ed è edificata sul fianco meridionale del poggio di Riolo lungo la strada di Rufignano (antica via romana) che rimonta la ripa destra del torrente Terzolle e guida alla Pieve di Cercina.

In antico, San Bartolomeo a Carmignanello faceva parte di uno dei tredici popoli della podesteria di Sesto, la sua popolazione era modesta, dato che il suo territorio si estendeva da Quinto fino alla Fonte dei Seppi nell’alta valle del torrente Zambra.

Le pendici di questi luoghi sono coperte da una folta vegetazione e formano una bellissima cornice ai solidi casolari costruiti con murature in filaretto, alla torre di Baracca, (che fu dal secolo XIII fino al sec. XVI proprietà di un ramo della famiglia Strozzi, poi dei Ginori); al Monastero del 1600 dei frati Domenicani di Santa Maria Novella a Firenze, (inseguito proprietà dei marchesi Ginori ed appendice all’omonimo vasto parco sopra Doccia a Colonnata).

In questa magnifica zona, non lontano dal fiume Zambra, a breve distanza dalla Necropoli Villanoviana del VIII sec. a.C di Palastreto, nelle immediate vicinanze delle antiche risaie dei frati Domenicani, a poche centinaia di metri dalla Fonte Giallina, si trova edificata la chiesa di San Bartolomeo a Carmignanello.

La costruzione di questa chiesetta è interamente in alberese (la stessa pietra del monte), è formata da un’abside (che il tempo ha parzialmente coperta di terra) ed è sormontata da un esile campanile a vela (restaurato in epoche remote). Il piccolo campanile a vela è corredato da una semplice colonnina a stampella; mentre l’abside è un tipico elemento d’architettura Alto Medioevale che frequentemente si ritrova nella severa ed armoniosa campagna fiorentina.

All’interno della navata di questa chiesa si può solo vedere l’azzurro stellato della volta absidale e sulla parete di destra un affresco che rappresenta un frate barbuto coperto da un mantello bianco che tiene nella mano destra un libro e nella sinistra un bastone; in basso, da dietro i piedi del frate, si affaccia la testa di un quadrupede, forse un cinghiale. Del corredo della chiesa non è rimasto niente; l’altare del secolo XV ed un quadro di San Bartolomeo furono trasferiti nella chiesa di San Silvestro a Rufignano (alla cui parrocchia, la chiesa era stata aggregata).


CHIESA DI SANTA MARIA A QUINTO

S_Maria_QuintoChiesa di Santa Maria a QuintoSulle estreme falde dei colli che formano la base meridionale ad est di Monte Morello, alla sinistra del torrente Zambra, nelle immediate vicinanze dell’ipogeo etrusco a tholos della Montagnola del VII secolo a.C. e non lontana dal convento dei frati Carmelitani della Castellina e sopra la strada che da Castello si collega con Via Fratelli Rosselli risiede la chiesa di Santa Maria a Quinto.

Nell’anno 1013 il Vescovo Ildebrando donò al monastero di San Miniato a Monte sopra a Firenze un pezzo di terra posta nella corte di Quinto. I monaci, acquistato il giuspatronato della chiesa parrocchiale compreso sia i beni e le pertinenze, diventano i beneficiari e fondatori.

Queste notizie sono confermate da una bolla del Pontefice Lucio III con data: Verona marzo 1184.

La Chiesa di Quinto subì un pesante restauro nel 1770 a spese del popolo e per volere del parroco Domenico Cioni.

Nella chiesa si trovano delle sepolture con le armi delle famiglie Dazzi e Strozzi ed è visibile anche il sepolcro dei Tognozzi Moreni.

Fra le opere d’arte presenti nella chiesa è da ricordare un ciborio di marmo finemente scolpito del secolo XIV con lo stemma degli Aldobrandini di Piazza Madonna.

Nella Sacrestia si trova una tavola di scuola giottesca che rappresenta un’Annunciazione, sopra la tavola è scritto che il committente dell’opera è “Maria Giovanna di Dino da’ Grilli a rimedio suo e de’ suoi”. Di un certo interesse è una croce processionale di rame dorato della fine del secolo XIV.

Separata dalla chiesa è la cappella della compagnia dove era conservato un trittico del secolo XIV (adesso è in restauro).
Sopra al trittico sono dipinte la Vergine con il Bambino ed i Santi: Pietro, Filippo, Lorenzo e Jacopo e nelle cuspidi la figura dell’Eterno Padre che benedice e le figure dell’Annunciazione. In basso è riportata una scritta dove si legge che Filippo Bonzo fece dipingere questa tavola nel “MCCCLXXXXIII dì VII settembre per rimedio delamina sua e suoro”.

La compagnia fu in antico un oratorio dedicato a San Poteto.


CHIESA DI SANTA CROCE A QUINTO

S_Croce_QuintoChiesa di Santa Croce a QuintoVenendo da Firenze, percorrendo la Via Gramsci, sulla destra, nei terreni prospiciente l’area dei Macelli ed a poca distanza dalla Gora di Quinto, si può vedere un edificio religioso di nuova costruzione edificato sui campi di proprietà della famiglia Pecchioli proprietari della Villa La Mula che si trova nelle immediate vicinanze.

La Villa la Mula è un monumento architettonico edificato verso il secolo XI ed è costruito sopra l’ipogeo etrusco a Tholos del VII secolo a.C. ancora oggi visibile.

La prima pietra per la costruzione della chiesa è stata posta dal Cardinale Piovanelli il giorno 23 settembre del 1984.

Il Progetto di questa struttura si deve agli architetti Zetti e Castellani di Sesto Fiorentino.

La chiesa con il nome di Santa Croce a Quinto è inaugurata nel mese di settembre del 1987.

Nel 1989 la parrocchia di Santa Maria Maggiore di Bergamo regala alla chiesa di Santa Croce a Quinto tre campane, ora visibili nella torre campanaria.

Don Arturo e don Luigi Usubelli nel 1994, settimo anniversario della costruzione, benedicono l’immagine mariana collocata all’esterno del complesso.

All’ingresso della navata centrale della chiesa è collocata, dal 2005, una copia in ceramica della porta est del Battistero. Quest’opera è realizzata, durante il Giubileo del 2000, per la chiesa di San Martino, dai ragazzi del prof. Rondina della scuola Pescetti.

All’interno, sul lato posteriore sinistro della chiesa è posta una croce, opera dell’artista Marco Lisa, donata da Giovanni Paolo II durante la visita a Firenze avvenuta nell’ottobre del 1986.

Sul lato destro dell’aula liturgica è collocato un quadro (olio su tela cm 195 x 195) del pittore sestese Piero Nincheri.
L’immagine rappresenta Maria Madre di Gesù ed è stata Benedetta da Sua Eminenza Cardinale Piovanelli il 1 ottobre 1990.


CHIESA DI SAN JACOPO E SANTA MARIA A QUERCETO

Ss_Jacopo+Maria_QuercetoChiesa di San Jacopo e Santa Maria a QuercetoSul lato meridionale di Monte Morello a circa un miglio a settentrione da Sesto Fiorentino si estende il popolo di Querceto. La caratteristica del borgo è rilevata dagli antichi caseggiati trai quali si riconoscono la piazzetta di via del Pallottolaio, la via del Ghirlandaio, la via Capponi, la Villa ora monastero delle suore di Santa Marta, l’altra villa ora monastero delle suore Domenicane di Clausura e l’antica torre merlata del 1260 che risalta al disopra del villaggio nel borgo di Tantola. In questo splendido quadro, circondata da olivi, si trova la parrocchia di Querceto.

La chiesa porta il doppio titolo di Santa Maria e San Jacopo, da quando il 18 maggio 1436 mediante la bolla del Pontefice Eugenio IV fu soppresso il Monastero delle monache Camaldolesi di Santa Maria a Querceto. Secondo il Repetti ” perché non tenevano vita morigerata, ed i cui beni furono assegnati per sostentamento de’poveri allo spedale di Bonifazio di Firenze”.

Da principio ebbero giurisdizione temporale i vescovi di Firenze, riconfermati nel secolo XIII dai Consoli dell’Arte di Calimara.

La Memoria più antica della chiesa è del 16 marzo del 1263, ma della sua originaria costruzione sono poche le tracce conservate per la causa dei vari restauri più volte subiti.

All’interno si trovano tre altari, due laterali e quello maggiore che è di maiolica a blocchi quadrati del 1780 attribuito alla Manifattura Ginori di Doccia. Alle maestranze della fabbrica Ginori è attribuito anche il fonte battesimale, realizzato a Doccia nella seconda metà dell’ottocento. Nella sala della Compagnia si trova un interessante crocefisso di porcellana decorata “antico Ginori”.

Nel coro dietro l’altare maggiore è da vedere un piccolo ciborio di marmo con stemma della famiglia Manzuoli “di scuola fiorentina” del secolo XV.

Una carta scritta dal gran filosofo umanista Pico della Mirandola 1463 – 1494 si può trovare nella canonica.

Un’opera di San Jacopo “in piedi” del secolo XVI di scuola fiorentina si può osservare nella sacrestia.

Nel 1934 in occasione d’alcuni restauri alla chiesa, dall’interno della navata centrale è tolto un quadro dalla parete dove è addossato l’altare di sinistra e come un miracolo sopra l’intonaco del muro è stato scoperto la testa dipinta della Vergine dolcemente piegata in espressione di raccoglimento. Il resto del dipinto era coperto da mattoni…

“Il dipinto murale è attribuito a Michele Tosini 1503 – 1577 ”, chiamato – Michele di Rodolfo del Ghirlandaio, dato che fu collaboratore e figlio adottivo di Ridolfo del Ghirlandaio; le analisi diagnostiche, fatte in laboratorio, dei pigmenti di questa pittura, hanno confermato che è completamente eseguita a secco e molto varia nelle diverse fasi di lavorazione. La maggior parte della pittura è fatta a tempera grassa, ed esclude la presenza del solo olio di lino e dell’uovo”.

“Il restauro è stato eseguito gratuitamente da Giulia Bucci nel 2005 – 2006 per la tesi di laurea in restauro.

Il procedimento di studio e di ricerca per il ripristino dell’opera è stato diretto dai professori della Scuola d’Alta Formazione delle Pietre Dure. Questo lavoro è avvenuto con il permesso della dottoressa Alessandra Grifo allora Direttrice alla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici, con la collaborazione della dottoressa Cristina Danti allora Direttrice, del settore dei dipinti, della Scuola d’Alta Formazione dell’Opificio delle Pietre Dure.

Il recupero dell’opera è stato possibile in seguito alla segnalazione di Grazia Ugolini rest. dis. Dir. al Ministero per i Beni Culturali e con l’autorizzazione scritta, in data 11 novembre del 2003, da Padre Ferruccio (parroco della chiesa dove si trova l’opera)… per la tutela e la conservazione del patrimonio storico religioso”.